Giorgio Orsi, il campione al 90%

Nella primavera del 1994 stavo completando il servizio militare in Aeronautica Militare presso il Comando I Regione Aerea di Milano, dopo essere stato dimesso d’autorità dal corso di ufficiale pilota di complemento, quando presi la decisione di dedicarmi al volo a vela. Di questa disciplina aeronautica sapevo ben poco, avevo solo letto sulla rivista Volare, l’impresa di Leonardo Brigliadori che nella primavera del 1992 aveva attraversato in volo veleggiato l’intero stivale, da Alzate a Taranto.

Mi presento, in un giorno feriale, alla segreteria dell’Aero Club Alta Lombardia, nome pessimo, ma un vero gioiello che poi prenderà il nome, altrettanto bello, Adele Orsi.
Sono pronto per iscrivermi, ma la segretaria mi blocca, dicendomi che prima avrei dovuto sostenere un colloquio con il direttore della scuola di volo, il sabato o la domenica.
“Strano posto questo” ricordo di aver pensato, uno viene, chiede di poter volare e subito gli mettono un paletto di traverso.
Il colloquio avviene e il direttore della scuola mi impone di non trainare gli alianti fino al raggiungimento della licenza di pilota di aliante, non c’è scritto da nessuna parte, ma mi dice che è la regola del club.

Decido di volare nei giorni feriali perchè ci sono meno allievi, il “lavoro” nella forza armata me lo permette e devo fare in fretta per rinnovare la licenza di volo a motore in scadenza.
Così, bello bello, mi presento in segreteria dove aspettava il trainatore Antonio Ghelfi che mi dice “il capo è in officina”. Vado in officina, vedo Nando Broggini, istruttore che allora non conoscevo e gli chiedo se per caso sa dove sia il direttore della scuola.
Mi risponde che non c’è e che dovrei tornare il sabato o la domenica, sto per accennare al “capo è in…” e gli dico “no, no volo con te!”

Prendo la licenza nell’ottobre dello stesso anno ed inizio finalmente a trainare alianti per rinnovare la licenza di pilota di aeroplano.
Pochi mesi dopo iniziano a trainare alianti altri due piloti di volo a motore senza fare la licenza di aliante, segno che le regole di quel direttore non erano poi così ferree.
Con il tempo ho capito che la regola dell’Aero Club Adele Orsi, voluta dai coniugi Orsi, era una sola: mantenere efficiente la migliore base per piloti sportivi di volo a vela.

Io ho cercato di fare del mio meglio per contribuire all’efficienza del club, ma purtroppo la sola cosa che abbia rimediato è stata una denuncia penale a carico del sodalizio per truffa informatica, poi risoltasi bene.
Con Giorgio Orsi non ho mai avuto il coraggio di parlare o, meglio, dopo aver saputo chi era e cosa aveva fatto era troppo alto il mio rispetto nei suoi confronti per disturbarlo anche con un semplice “come va?”.
Però ricordo di un giorno, durante i miei primi voli in aliante, in cui ci trovammo a parlare Orsi, Broggini, Bertoli ed io sulle sedie di plastica in fronte all’officina.
Si parlava come tra vecchi amici, come in effetti erano loro, e Giorgio Orsi raccontava che sul finire degli anni sessanta, lui era inferiore di un 10% rispetto agli altri campioni di volo a vela, quando venne prodotto il primo aliante con ala a profilo laminare che assicurava un vantaggio del 20%, lui lo comprò e divenne campione italiano.

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