Due campionesse di nome Adele e una stella di nome Giulia

Donne pilota non ce ne sono molte, almeno in Italia, eppure chi scrive, a diciassette anni, ha condiviso le prime navigazioni in aeroplano, con una ragazza più o meno coetanea.
Era molto bella e, a danno dell mio fido motorino Piaggio con cui mi recavo all’Aero Club, si presentava all’aeroporto di Bresso con una nuova e  luccicante Harley Davidson.
Condividevamo solo il nostro istruttore di volo, Giuseppe Giovenzana, per il resto il vuoto assoluto, io ero troppo preso dalla voglia di imparare a volare per diventare pilota militare e quindi quasi non le rivolsi la  parola se non per pochi scambi di informazione riguardo al volo di navigazione da effettuare. All’epoca pensavo solo a volo acrobatico e la navigazione era un optional.
Non nego che mi piacesse e soprattutto mi piaceva l’idea di una ragazza pilota, tuttavia di lei non ho più saputo nulla, non so nemmeno se abbia continuato a volare, se si sia brevettata e, che ci crediate o meno, di lei non ricordo il nome.
Questo per farvi capire il mio approccio con le donne pilota, esattamente lo stesso che con gli altri piloti uomini, di alcuni ricordo il nome di altri no. Riesco a realizzare se una donna pilota sia bella o brutta, ma per qualche strano motivo, questo aspetto passa in secondo piano.

Due nomi invece che non dimenticherò mai sono Adele e Giulia, appartengono a tre pilote bellissime.

Adele sono due campionesse, una italiana, Adele Orsi e l’altra polacca, Adela Dankowska. Non le ho conosciute ma ho avuto la fortuna di volare sui loro aeroporti, quello di Calcinate, creato proprio per volontà di Adele e di suo marito Giorgio, e quello di Leszno, sede della scuola centrale di volo a vela in Polonia.
Le ho incrociate solo per un attimo. Adele ad una cena di Natale del 1997, quando Giorgio Ballarati ed io l’abbiamo aiutata a salire i gradini della Club House e Adela nel 1999, durante alcuni voli di allenamento. Ma me le posso immaginare su quei campi di volo, sono bellissime, preparate e si accingono al decollo con la stessa tranquillità con cui una mamma prepara la cartella di scuola dei propri bimbi.
Entrambe hanno vinto tante gare e ricevuto medaglie di riconoscimento dalla Federazione Aeronautica Internazionale per i loro record e per la loro carriera sportiva.

Giulia Incisa della Rocchetta è una stella che è brillata per troppo poco tempo nell’universo del volo a vela italiano.
Ha iniziato a volare in aliante giovanissima e ho avuto come l’impressione che passasse tutte le sue vacanze a Rieti. Gli altri facevano uno, due o tre settimane al massimo, a me sembrava che lei fosse sempre lì per carpire dai migliori i segreti di un sport affascinante come il volo a vela, dove uomini e donne sono naturalmente alla pari.
Da poco si era arruolata in Aeronautica Militare e stava partecipando ad un gara in Francia quando ha avuto un incidente simile ad un altro accaduto ad una giovane pilota polacca ai campionati juniores. Uno stallo a bassa quota nel tentativo di raggiungere una zona atterrabile. Purtroppo il parallelismo di Adele e Adela non si è riproposto, la giovane polacca è rimasta illesa, Giulia ci ha lasciato per sempre.
Giulia sarebbe diventata una campionessa, ma la sicurezza nel volo a vela non è una scienza esatta, anche se molti vi diranno il contrario e i contribuenti pagano un’agenzia per mettere nero su bianco questo concetto.
Non ha vinto nulla, non ha ricevuto riconoscimenti, ma non io dimenticherò mai il suo nome e la sua gioia di volare.

2 comments

  1. Ho letto questo articolo per caso. Grazie per questo bel ricordo di Giulia. Domani saranno trascorsi già 7 anni da quando Giulia se n’è andata, ma è impossibile dimenticarla, vero? Riusciva a trasmettere anche a me, che non appartengo al mondo del volo a vela, la sua grande gioia di volare e il senso di libertà che le dava. Rimpiango di non aver volato con lei neanche una volta…ma allora sembrava che ci fosse tutto il tempo davanti..

    Un saluto da un’amica di Giulia

  2. si, impossibile da dimenticare, infatti oggi mi è rivenuta in mente come tante altre volte…” mi piace tantissimo volare, ma ho una forte attrazione per il fuoricampo”,
    non so cosa volesse dire quel pomeriggio di agosto in aeroporto a Rieti, io mi misi a parlare d’altro, la settimana prima ero atterrato in un campo vicino alla A24 e non avevo voglia di tornare sull’argomento. Un pomeriggio di pioggia se ne stava nella sede dell’ Aeccvv con i miei due bambini sulle ginocchia a giocare con il computer, un’altra volta vestita da antincendio per permetterci comunque di volare anche senza il pompiere di turno… tanta, tanta, tanta dolcezza e generosità dietro le quali c’erano grande tecnica e coraggio…impossibile da dimenticare

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